Bentornati a Scoring For Films da Vito Lo Re, da Fabrizio Campanelli e da Enrico Goldoni, che anche questa volta è venuto a trovarci, l'altra volta ci ha introdotto al mondo dei cluster con particolare riferimento a loro utilizzo nelle colonne sonore horror o comunque nelle colonne sonore tensive e oggi vediamo un altro film, vero Fabri? Andiamo a vedere un qualcosa che Enrico ci ha mostrato tra le pieghe di una partitura clamorosa come quella de "Lo squalo" di John Williams che ci mostra una complessità veramente fuori dal comune, ma con una resa anche di facile ascolto ma una costruzione veramente incredibile. Una costruzione che ha uno scostamento abbastanza forte tra ciò che può essere suonato al piano forte e ciò che invece si va poi a sentire effettivamente in orchestra. Un esempio molto interessante lo troviamo nella suite di "Jaws" - battute 28 e 29 - nella parte dei corni, delle trombe e dei tromboni. E' interessante vedere che non è semplicemente un raddoppio, ma c'è qualche cosina in più che merita la nostra attenzione. Quando è stata scelta la partitura di Williams....
A quei tempi non c'erano samples o demo: il compositore suonava al pianoforte il pezzo, lo faceva ascoltare al regista e/o al produttore e - se piaceva il tema al pianoforte - poi veniva orchestrato. Quando è stata presentata a Spielberg la partitura de "Lo squalo" al pianoforte, cosa avrà pensato Spielberg?... Noi ci sentiamo in dovere di rivivere quel momento, ecco perché io vesto i panni di Steven Spielberg, Enrico che ha già la barba un po' bianca, vestirà i panni di John Goldoni-Willams. E io vesti i panni di quello con i soldi. Allora Steven, cosa mi fate ascoltare oggi tu e Johnny? Eh, non lo so, ci hanno chiamato perché c'era la presentazione - dopo mesi di lavoro - sentiamo che cosa ha partorito John Goldoni.
Intanto il tema della colonna sonora. Ecco, ti faccio sentire il tema. Minimalista, diciamo... Non è tutto qua. Andiamo avanti. Beh, forse qualcosa ce l'abbiamo per fare la colonna sonora...
Ragazzi, tenete presente che Enrico sta suonando questo pezzo difficilissimo, non dalla riduzione pianistica, ma dalla partitura orchestrale. Stante questa differenza tra una cosa suonata dal pianoforte e quella suonata dall'orchestra, c'è un altro punto che è interessante che possiamo far ascoltare. Quando prima Enrico citava quelle due battute - particolarmente complesse a livello di struttura sonora, di cluster - sentiamo come suonano al pianoforte. Il suono del pianoforte è interessante ma, a livello di comunicazione pone una problematica: tutti quegli elementi legati al timbro, alla scelta della distribuzione dei suoni, alla larghezza dell'organico... Tutti quei temi come venivano recepiti da chi doveva poi effettivamente scegliere o comunque valutare la composizione? Oggi non c'è una visione di presentazione di una partitura che non abbia 12.000 commenti!
Commenti fatti su un provino che comunque consente di fare tutte le modifiche che vogliamo. A quei tempi no: dovevi avere - anche nella presentazione al pianoforte - la capacità di immaginarti un qualcosa che una persona normale non è sempre in grado di cogliere. Certo, c'era una maggiore cultura da parte del regista e c'era anche un maggior rispetto del ruolo del compositore; quindi non si va a ficcare il naso nel mestiere degli altri. Ciò non significa che non si debba essere pronti a fare giustamenti o modifiche. Cera una maggiore cultura musicale; si sapeva che il pianoforte è uno strumento troppo ricco di armonici quindi ciò che suona male al pianoforte magari in orchestra suona bene perché viene spostato e orchestrato in varie sezioni di strumenti. Può succedere anche il contrario?
Che una cosa suoni bene al pianoforte e poi orchestrata perda di fascino? Secondo me è più difficile che succeda. Certo, perché quando la musica è buona la puoi suonare in qualunque maniera. E' tutto sommato quello che diceva Vince Tempera. Forse una volta c'era più preparazione musicale o forse unmaggior rispetto dei ruoli. La tecnica dava probabilmente la coscienza di non poter parlare di cose di cui non potevi parlare e quindi - nel bene e nel male - questa cosa poneva delle barriere invalicabili.
Poi magari accadono cose tipo Kubrick.. E quando poi le vedono sulla scena dicono "No!". Prima o poi parleremo anche di Joker: Hildur Guðnadóttir diceva che su "Joker" ha lavorato un anno e mezzo. Magari ai tempi lavoravi un anno e mezzo poi presentavi il lavoro dopo le prime registrazioni e l'effetto sorpresa poteva essere positivo ma anche negativo. Spesso se noi andiamo a suonare le partiture di colonne sonore, ci rendiamo conto che sul pianoforte suonano estremamente più dissonanti rispetto a quello che noi sentiamo su una registrazione. Perché il piano forte è uno strumento molto ricco di armonici.
Pertanto, una dissonanza di seconda diventa molto più dura, molto più pungente rispetto a quello che può risultare in orchestra dove - avendo meno armonici - risulta più ammorbidita. Quindi quando uno prepara una colonna sonora al pianoforte non si deve spaventare più di tanto delle dissonanze....con le dovute eccezioni! Abbiamo anche un altro esempio famosissimo: Bernard Herrmann. Tu ci raccontavi che Williams amava in particolare modo Bernhard Herrmann. Assolutamente, è stato un suo grande estimatore. Visto che ti sei offerto spontaneamente, sentiamo come suona al pianoforte una partitura che conosciamo benissimo: Psycho.
Questo ci dà occasione di far capire come un regista o un produttore avrebbero potuto sentire la colonna sonore. Quando si suona al pianoforte, purtroppo abbiamo dieci dita... Molti dei particolari che sono in una partitura naturalmente devono essere tralasciati, quindi si suonano le cose principali, più importanti. Di conseguenza bisogna anche fare un sforzo di immaginazione, non tutto può essere fatto ascoltare. Ci si deve fidare! Psycho: sentiamo cosa, Alfred Hithcock e il produttore hanno ascoltato sonato al pianoforte da Bernard Herrmann.
Secondo me questa è diventa famosa! Sì, sì, ci piace, ci piace. In più considerate che questa colonna sonora è fatta solo con gli archi e sempre con la sordina - anche nel fortissimo - perché la sordina non serve solo ad attutire il suono ma soprattutto serve a cambiare il timbro. La sordina soprattutto cambia il timbro e quindi è come se fosse uno strumento differente. C'è un aspetto che volevo farvi notare per sottolineare l'eleganza della scrittura di Hermann: battuta 69 e 70. Noi sentiamo come effetto nel nostro orecchio queste note...
Avrebbe potuto semplicemente ribattere le note tra il secondo violino e la viola. Serebbe stato lo stesso effetto. Però avrebbe perso il movimento delle parti. Quindi lui che cosa ha fatto? Ha assegnato ai secondi violini questo Re Do Re. E invece alle viole il contrario.
Se io li suono insieme ho questo effetto. Non perdo il moto ma ho lo stesso queste seconde. È una cosa molto importante. Hai un cluster che sembra fisso ma in realtà è formato dal moto invertito delle parti. Quindi non perdo l'impeto del pezzo suonato, il carattere. Bene, dopo aver visto cosa Bernard Herman aveva scritto in una notazione normale, classica, vi facciamo vedere alcune cose tipiche della musica contemporanea che sono state recepite dalla musica da film.
E tornando in particolare al nostro amico Beltrami, cosa ci fai vedere? Questo tipo di notazione che cosa significa? Allora: se voi guardate per esempio la parte del flauto, la parte della tromba, vedete che si parte all'incirca come crome e poi mano a mano la velocità cresce perché si aggiungono righe e le note diventano semi-crome e poi biscrome. Però non è in maniera misurata, è fatto in maniera... volutamente libera. E per ottenere questo si scrive questo simbolo.
Tra l'altro è interessante notare che è in diminuendo. Questa è una delle tante figurazioni possibili che stanno a indicare più libertà nel modo di eseguire. E a proposito di libertà abbiamo un'altra, ancora forse più interessante b che è questa che stiamo vedendo. Non leggo note, che cosa dobbiamo fare? Io leggo cose gustose, tipo "vary and exaggerate bowing". Questa parte senza le note vuol dire che noi siamo già nel registro estremo dello strumento, in questo caso i violini primi e i violini secondi.
E si va a terminare con una quartina sulla "highest possible note", cioè sulla nota più alta possibile per quel singolo musicista sullo strumento. E abbiamo un tremolo frenetico, divisi: mezzo tremolo e mezzo molto marcato, quindi per ottenere ancora più forza. E nella parte invece dei contrabbassi "variare le note in modo frenetico e con delle arcate esagerate" E addirittura - occasionalmente - fare dei pizzicati alla Bartok con la corda che sbatte contro la tastiera. Io, nella prossima colonna sonora, vorrei scrivere una cosa del genere... Anche se fosse una commedia romantica, Io un tremolo col pizzicato Bartok lo metto! Troveremo un modo per inserirli, dai.
No, in realtà l'abbiamo già usato, ovviamente nei film in cui serviva. Però non è un caso che ne abbiamo parlato, perché l'argomento comunque è sempre il il passaggio dal pianoforte all'orchestra; il passaggio dal provino e meccanica del sequencer - dove non puoi far sentire alcune cose - all'orchestra, quindi quell'umanizzazione, che in realtà a livello espressivo cambia radicalmente tutto. Sì, perché ovviamente di un pezzo del genere e non credo che abbiano realizzato un demo realistico. Sì, in linea teorica si può fare. ma diventa una perdita di tempo enorme. Però comunque anche se lo programmi non verrà mai come con l'orchestra.
Enrico non è l'ultima volta che viene, tornerà... e usciremo magari dal mondo specifico del thriller - o comunque del cluster intensivo - per andare a vedere invece una cosa che a me ha sempre affascinato: le combinazioni di timbri, i clarinetti con le viole sono un esempio tipico. Ci sono delle combinazioni che sono un arricchimento e devono far parte, del bagaglio di un compositore. Per cui io direi che con Enrico è sicuramente un arrivederci. T ringraziamo di essere stato qui con noi queste due puntate, non ti illudere che non scappi. Iscrivetevi al canale, attivate la campanella e seguite le nostre live, durante le quali potrete fare tutte le domande che volete sul mondo delle colonne sonore.
A settimana prossima! Ciao!