Bentornati a Scoring For Films da Vito Lo Re e da Fabrizio Campanelli. Allora oggi ci concentriamo su una sotto-categoria del "Cosa c'è sotto" che abbiamo pensato di chiamare "Non ce lo dicono!" che ha la presunzione di raccontarvi alcune dinamiche che non si trovano scritte nei manuali... Crediamo che questo racconto che vi faremo di alcune tipologie possa essere interessante per chi non è un addetto ai lavori; Ma soprattutto crediamo che per gli addetti ai lavori e ancor di più per chi vorrebbe diventare un addetto lavori credo sia importante imparare certe dinamiche che riguardano in particolare il rapporto del compositore e il regista. Ma secondo te conta il regista veramente? Beh nel cinema normalmente sì, se hai accontentato il regista, nel 90% dei casi sei a posto. Perché è come un direttore artistico.
Quindi colui che di fronte alla produzione assume su di sé la responsabilità delle azioni di tutti. In televisione e nelle serie, soprattutto sulle piattaforme, ci sono invece altre figure che approfondiremo meglio in una puntata a parte. Oggi ci concentriamo in particolare sulle incomprensioni tra il compositore e il regista. Ma che cosa vuole questo regista? A volte vuole la luna. Infatti una delle idee che avevamo come sottotito di questo puntata era "Quando il regista vuole la luna." Allora, ci sono una serie di casistiche che abbiamo verificato io e Fabrizio confrontandoci e avevo fatto come una lista della spesa.
E abbiamo scoperto che il primo caso è quando il regista non sa quello che vuole. Allora, facciamo un disclaimer altrimenti poi i registi non ci chiamano più a lavorare! Nessun regista è stato maltrattato durante le riprese di questo video. Questo non è assolutamente un video contro i registi. Però vi stiamo raccontando il nostro lavoro, ovviamente dal nostro punto di vista. Poi i regista, se vogliono, si faranno un loro canale YouTube (come disse Fassino) e vediamo poi quanti iscritti raccolgono!
Quindi spesso il regista non sa quello che vuole. E ancora più grave non sa come trasmetterti quello che vuole. Però è giusto così. Cioè in che senso? Eh, è giusto così. Se il regista sapesse quello che vuole farebbe il compositore...
E in alcuni casi avrebbe voluto farlo... E questo è un scenario peggiore. In molti casi il regista non sa quello che vuole e per il compositore fare il proprio lavoro è estremamente difficile. O il regista gli dà carta bianca. Cioè "fai tu" e allora ci sto dentro. E poi ci torniamo a Alex North: "Ci vediamo tra un anno e ne parliamo." In altri casi la vera difficoltà sta nel fatto che il regista che non è ovviamente un musicista ti trasmette a modo suo le sue impressioni e tu devi tradurre in segni sul pentagramma quello che ha in testa questo uomo.
E non è facile. Perché il problema grosso della musica è il fatto che non è un linguaggio in senso stretto. E quindi, non essendo un linguaggio, per descrivere gli stati emotivi che deve suscitare, si fa riferimento a tutti gli altri campi della percezione edegli stati d'animo. Quindi: "Vorrei qualcosa di un po' più aspro, un po' più luminoso..." Ma nulla, ovviamente, che abbia che fare con la musica. Noi descriviamo la musica con tutto tranne che con la musica! E quindi un compositore dovrebbe sapere non solo cosa vuol dire a livello tematico o accordale, o sonoro, timbrico, il termine "aspro".
Poi bisogna vedere se questa cosa che hai fatto coincide veramente con le volontà del regista. O con quelle intenzioni che lui pensa di avere. Un'altra categoria che abbiamo visto è quando ti chiedono, una musica "alla Zimmer". Cosa vuol dire "alla Zimmer"? Scusa, ma quale film? "Il gradiatore"?
"Inception"?... "Interstellar"? "A spasso con Daisy"?.... "Il Re leone"?..... La cosa più difficile è sempre cercare di leggere nella scatola cranica di questo signore. Spesso manca una piattaforma di interscambio linguistico tra i diversi mondi: quello musicale e quello visivo; cioè degli stati emotivi che un regista vorrebbe in quel momento descrivere, ma che già a volte non riusciamo a descrivere noi stessi.
Altro problema è quando ti dicono: mi è piaciuta tanto la colonna sonora che ha fatto Tizio in quel film... ma magari il regista ha quello che ha amato di quel film è magari una sola scena. E non ti dice "Mi piace l'uso che è stato fatto della musica in QUESTA scena". Il regista ricorda la sensazione che lui ha ricevuto guardando quella scena e lui vorrebbe replicarla ma replicare una sensazione, non è così semplice e immediato... Altra tipologia: quando il regista ti dà delle indicazioni che nella sua testa dovrebbero essere musicali. Togliamo questo flauto.
Ma guarda, non ho usato il flauto. Quella cosa che fa "fifi..." Oppure ancora meglio quando se ne escono con definizioni tipo: "qui ho bisogno una cosa un po' più accordale." Ok, cosa vuol dire "accordale"? Vuoi dei blocchi di accordi? No, no, no, non di blocchi di accordi! Una cosa che sai.... che sembra un po'...
Hai presente.... quando..... gli accordi... Cosa mi stai dicendo?.... Questa incomprensione succede anche in pubblicità. A volte le agenzie sintetizzano un brief con alcuni aggettivi, che a volte sono esattamente uno il contrario dell'altro.
E allora cosa si fa? Cosa faresti tu? Io chiederei aiuto a te! Io chiederei aiuto a una reference. Cos'è la reference? E' un riferimento sonoro che viene dato di un'altra colonna sonora o magari anche di un altro pezzo di musica di cui il regista dice: "Mi piace una cosa tipo questa,".
E di per sé può essere utile per instradare. La famigerata tempo track. Qual è proprio il rischio della reference? È che tu vada dallo psichiatra dopo una settimana perché non riesci ovviamente a raggiungere ciò che la reference aveva raggiunto nell'animo fragile e sensibile del regista! L'animo del regista è talmente sensibile che c'è un'altra categoria di registi che noi adoriamo particolarmente che è il il "regista visionario". Dicesi "regista visionario" - e anche un po' naif - quello che è completamente avulso dalle dinamiche e la pratica della registrazione di una colonna sonora, ti fa delle richieste assolutamente irrealizzabili per tempistica o per budget.
Magari ti dice: "Ho sentito questo pezzo" e ti fa ascoltare una cosa suonata dalla London Symphony, con 120 orchestrali e tu hai un quartetto d'archi nel budget... Per cui, lui non ha la più palida idea di quanto possa costare realizzare quello che ha in mente; E tu - che non lo potrai realizzare perché non hai il budget per farlo - sei il responsabile. Altra casistica abbastanza frequente: se il film è debole, ovviamente, è colpa della musica. Essendo il compositore l'ultimo che arriva nella catena di produzione. Se l'attrice è una "cagna maledetta", non puoi richiamarla e rigirare il film... Dai, diamole un aiutino...
E allora... Se il film non funziona, magari al produttore non è piaciuto, il distributore non è convinto, il co-produttore vuol dire la sua... Secondo te, dove possiamo intervenire? Nell'ultimo che è arrivato nella catena produttiva: il compositore. "Il film non funziona perché non funziona la musica". Cambiamo il compositore!
E ecco, perché tante volte abbiamo parlato delle famose rejected scores. C'è anche il regista insicuro, che ha il ripensamento dell'ultimo minuto, dopo averne avuto un sacco prima... Quale sarebbe la soluzione per tutte queste incomprensioni? Ucciderli tutti?... Dopo aver finito il film, certo! Io credo che sia fondamentale sempre ascoltare il più possibile; far parlare il più possibile il regista.
Poi: portare tanti esempi e purtroppo per noi fare tante prove. Raramente la imbrocchi al primo tentativo. O è un regista che conosci da tempo, quindi sai cosa va cercando e allora è abbastanza semplice. E comunque abbiamo visto quanti casi, anche illustri, sono falliti miseramente. O se no, bisogna portare tantissime proposte. Perché non dimenticate che in certi casi, oltre al regista insicuro, c'è il regista che, per pressioni dell'ultimo momento, cambia idea.
Ti ha approvato tutto il lavoro e all'ultimo momento - per sua decisione o a volte per decisioni indotte - ti fa rifare buona parte anche tutto, o ti licenzia addirittura. Lì tra l'altro c'è anche la difficoltà di considerare il film nel suo arco complessivo. È un problema che non ha solo il compositore, cioè scrivere una colonna sonora, che abbia una coerenza e una omogeneità di discorso dall'inizio alla fine. Ma anche regista deve averla! Perché se non ce l'ha, va a blocchi di scene. La colonna sonora deve avere una sua filosofia, un suo fil rouge, un suo concept direbbe qualcuno.
Qualcosa quindi che leghi il film in maniera omogenea. Cosa fanno tanti registi? Ti fanno musicare una singola scena e magari quella scena di per sé può anche funzionare. Ma poi all'interno di tutto il film, una un'altra scena a sè stante più un'altra scena a sè stante, diventa un guazzabuglio di pezzi senza nè capo nè coda, senza una loro coerenza interna. Questo avviene quando il regista si fa prendere dall'ansia e vuole chiudere una scena, senza considerare ciò che viene prima e ciò che viene dopo. Quando vi capita di dover fare un demo per un film e il regista vi dà una scena da musicare, chiedete di fare un qualcosa di più organico, di più ampio per far vedere che c'è un'idea al di sotto.
Perché una scena scena può essere anche musicata giusta, ma poi non avere una sua coerenza all'interno di tutto il film. Diamo magari, allora, qualche elemento così per districarsi in questo mondo complicato. Ora, noi ragioniamo sempre dal punto di vista del compositore, ma mettiamoci nei panni del regista o di chi sta sopra di lui. Gli indirizzi - quando hanno un senso - sono fondamentali per il compositore. Tu puoi avere la tua idea, ma in realtà la tua idea è sempre affinata dai commenti giusti. E' utile proprio per tutti, anche artisticamente.
E quindi quali sono un po' le direttrici su cui uno si può muovere? Io non direi il solito "triste" o "allegro" o "malinconico"... Magari metterei più l'accento su quelle caratteristiche che abbiamo citato già quando abbiamo parlato di Thomas Newman, come vede lui la colonna sonora; ovvero vogliamo stare dentro la scena o fuori? Raccontare fuori o raccontare la psicologia dei personaggi? Vogliamo descriverla come se fossimo degli spettatori che stanno guardando un mondo davanti a loro o come se fossimo noi dalla parte del protagonista? E anche il dinamismo che c'è all'interno della scena, perché ogni scena ha un suo tempo.
Quindi anche la musica dentro una scena ha un suo tempo. Che tempo vogliamo dare a questa scena? Ecco io mi permetto sempre di dare un consiglio e di fare una domanda al regista che è una domanda pericolosissima. Cioè tu, che cosa vuoi che questa scena comunichi? Attenzione, questo è pericoloso perché il regista ovviamente è convinto che quello che la scena comunica sia evidente e se tu fai una domanda del genere, sei un cretino fondamentalmente. Quindi rischiate di fare la figura di cretini, ma appurate veramente che cosa lui da quella scena può trarre.
Potrebbe essere interessante fare un giorno un video vedendo come una musica diversa sulla stessa scena cambia completamente il significato. Non spoileriamo, ma chissà mai che sulla sedia dove c'era Vince Tempera non ci sia un domani un regista... Vi abbiamo dato qualche modo per dipanarsi nelle nebbie di questo strano lavoro, ma nella prossima puntata che si chiamerà "La voce in capitolo" entreremo ancora più nei gangli dei meccanismi di tutte quelle persone che - a diritt o senza alcun diritto - mettono bocca nella produzione musicale. Se non l'avete ancora fatto iscrivetevi al canale, lasciate un like, lasciate un commento e ci vediamo alla prossima puntata.