Bentornati a Scoring for Films, come al solito spesso ci chiedete di parlare di argomenti specifici... Scottanti! Attraverso i commenti, le mail, messenger, qualunque tipo di social lo sfruttate per comunicare con noi e ci fa piacere, ma ricordate che il modo migliore è qui sotto nei commenti. Oggi abbiamo un ospite e ci siamo ristretti un po'... La famiglia si è di nuova allargata, non riusciamo proprio a stare da soli e questa volta è venuta a trovarci Simone Coen. Per parlare di?
Microfoni. Microfoni, parliamo di microfoni, perché la domanda che ci viene spesso fatta è "a cosa serve un microfono?" Un veloce sguardo su Wikipedia forse ci aiuta. Ma una domanda che ci viene fatta è anche: "Cosa potrei utilizzare per fare una registrazione, magari in casa, senza avere uno studio attrezzatissimo con apparecchiature costosissime, ma riuscendo ad ottenere un livello comunque interessante e accettabile?". Si può? Sì. Sono sintetico.
E se l'ha detto lui, possiamo fidarci. Perché ci fidiamo? Simone Coen è il mio ingegnere del suono qui in studio. Simone ha un'esperienza molto forte anche nella microfonazione e nella produzione dei campioni che qui sono anche stati realizzati per librerie importanti come quelle di Kontakt. O - andatela a vedere sul suo sito Chocolate Audio - una stupenda library che io uso sempre in tutte le produzioni, nei provini, dove devo inserire una celesta, ad esempio, che è la Celestial: è stata registrata e campionata in questo studio. Io lo so che molti vorrebbero la soluzione facile.
Cioè: il microfono giusto è questo, bene, finito. Ovviamente bisogna fare mille distinguo però proviamo ad addentrarci nell'argomento. Partiamo dal concetto generale di microfono per chi non vuole guardarsi wikipedia. Allora, il microfono è un trasduttore, cioè un apparecchio che si occupa di trasdurre, di trasformare, di interpretare le onde acustiche in formato elettrico; poi il segnale elettrico entra nella scheda audio e viene convertito in digitale. In 0 e 1. Il microfono è un trasduttore, per cui si occupa di catturare onde acustiche.
Ed è importante, perché il microfono è in grado di cambiare e modificare, passando da un microfono all'altro, proprio la natura del timbro, del suono che siamo registrando in maniera radicale. Altrimenti non esisterebbero microfoni che costano 70 euro e microfoni che costano migliaia, no? Sì, sarebbe bello se si potesse scegliere un microfono ideale però dovrebbero esistere 3 microfoni sul mercato. In realtà sul mercato ci sono migliaia di microfoni. C'è di tutto, sia a livello qualitativo che soprattutto come caratteristiche tecniche. Iniziamo a fare un piccolo distinguo di base: sento spesso parlare di microfoni "professionali", come se ci fosse una contrapposizione tra un microfono professionale e uno dilettantesco.
Fatti salvi casi molto eccezionali - prodotti che trovate sullo shopping online a 20 euro - in quasi tutti gli altri casi, stiamo comunque parlando di prodotti professionali e che - grazie alla tecnologia - rispetto a design microfonici, che ormai sono vecchi di almeno 50 anni, si è riusciti ad economizzare e a ottenere dei buoni e volte anche ottimi risultati con prodotti veramente di basso costo. Facciamo un esempio, tre microfoni che ti hanno colpito per il rapporto qualità prezzo. Allora, come microfono entry level, il classico condensatore, cosiddetto "a diaframma largo", personalmente trovo qualitativamente molto buoni i microfoni della Lewitt: LCT240, 440, 441 Flex; siamo sotto ai 500 euro. Anche brand come Lauten Audio hanno degli ottimi microfoni abbastanza entry level. Sull'entry level - diciamo 100 euro - una delle opzioni migliori rimane il Rode NT1, che esiste da molto tempo. E' un microfono che io non amo particolarmente - perché ha un effetto un po' "plasticoso" sulle medio-alte, che non sono particolarmente dettagliate - però il suo lavoro lo fa.
Per i diaframma piccolo - i cosiddetti panoramici - mi piace il Lewitt LCT040, che costa intorno al 100 euro e sono veramente degli ottimi microfoni. Un'altra ottima opzione è Lauten Audio e SE Electronics, in particolare l'SE8. Siamo intorno ai 300 euro. Perché dovresti usare questo tipo di microfono rispetto a uno diaframma largo? Allora, una questione è il look. Ci sono molti casi in cui "fare scena" serve.
Ci sono un sacco di YouTuber che hanno dei microfoni giganteschi... Ci sono una serie di microfoni molto utilizzati, altri che sono classici microfoni da YouTuber o da podcast, etc. che sono microfoni anche dignitosi, dal punto di vista qualitativo, ma che sono principalmente basati sul look. Noi li abbiamo proprio tolti; in realtà ci sono e sono i miei GT Tube valvolari, perché a noi piace il suono caldo. Naturalmente un microfono grosso fa più scena, non c'è niente da fare. Ci sono marchi anche abbastanza conosciuti che hanno dei microfoni ingiustificatamente molto grossi: li apri dentro non c'è niente di che.
Detto questo, un microfono a diaframma piccolo rispetto a un microfono a diaframma largo, ha il vantaggio di avere una migliore risposta al transiente. Ovvero tendono a catturare i transienti in modo più fedele. Non per forza più bello, ma più fedele. Ricordiamo cos'è un transiente. È la parte iniziale di inviluppo del suono che una qualsiasi fonte sonora genera dopo l'attivazione della vibrazione. Diciamo che un ragazzo segue i consigli che gli hai dato e prende uno di questi microfoni.
Con questi microfoni può rigistrare tutto? Batteria, chitarra, quartetto d'archi?... Dipende... In linea di massima, sì; di base io ai miei studenti, suggerisco un set minimale di microfoni: un microfono a diaframma largo a condensatore, un microfono condensatore a diaframma piccolo, un microfono dinamico e un microfono a nastro: queste sono le grosse tipologie in cui suddividere i microfoni. Un microfono diaframma largo a condensatore tenderà ad avere un buon livello di uscita. Non ha un'ottima risposta al transiente, però, suona in modo più eufonico; tende a nascondere di più i dettagli sgradevoli se non è un microfono di alta qualità; ha il grosso vantaggio di avere un rumore intrinseco molto basso, cioè produce poco rumore.
E questo è una cosa molto importante, Per contro, i diaframma piccolo hanno una migliore risposta al transiente, ma visto che il diaframma è piccolo, hanno un peggiore rapporto segnale-rumore; hanno più rumore intrinseco. Si usano molto per esempio per le registrazioni orchestrali, per riprendere da lontano, nonostante il fatto che siano un po' più rumorosi. Poi abbiamo i dinamici. Sono dei microfoni che non hanno bisogno di alimentazione, perché i microfoni a condensatore hanno bisogno dell'alimentazione Phantom. Il condensatore ha delle lamelle e deve caricarsi; per caricarsi elettricamente ci vuole una sorgente elettrica. Il dinamico è un microfono passivo che prevede una bobina elettrica che è sollicitata da una membrana - che si sposta con la vibrazione dell'aria - e genera un segnale elettrico.
Le caratteristiche dei microfoni dinamici generalmente sono: hanno una risposta in frequenza un po' più limitata ma a partire dagli anni '60 limitata a 15-16 KHz per cui nell'ambito dell'utilizzo generale è più che sufficiente. Poi hanno una risposta in frequenza un po' più limitata; hanno per contro una maggiore resistenza. Il sistema stesso è più resistente e viene molto usato dal vivo perché regge le botte, le cadute, i cambi di temperatura, umidità, etc. in modo migliore il rispetto al microfono a condensatore che invece è più sensibile. Il dinamico - oltre che nella voce e nei live - lo troviamo ad esempio sul rullante delle batterie. Perchè tu sei particolarmente abile nel registrare batteria.
Così dicono... Facciamo un setup per la registrazione della batteria. Si parte da 3/4 microfoni: un overhead, un microfono che dall'alto prenda tutto il kit, un altro microfono per la cassa che dall'alto non viene bene registrata perché la cassa emette il suono frontalmente. E direi almeno un microfono di rinforzo sul rullante. In questo caso direi: un condensatore a diaframma piccolo come overhead, un dinamico sul rullante e un altro dinamico sulla cassa. In particolare sul rullante si possono utilizzare con grandissimo successo anche dei condensatori.
Anche se di fatto storicamente - per tutta una serie di ragioni - si tende a preferire il dinamico. Perché è più resistente... Per il batterista che ci dà dentro come un forsennato... La ragione vera è che in realtà quando si è iniziato a microfonare si microfonava da lontanissimo e si microfonava con un solo microfono tutto... E tu chi sei per avere quattro microfoni?!? Uno è più che sufficiente.
Negli anni '50 i microfoni si sono lentamente avvicinati agli strumenti. E a un certo punto si è arrivati talmente vicini che il batterista quando suona... se sbaglia la mira prende il microfono. Ora, è ovvio che se colpisce un microfono da 100 euro, posso anche permettermi di buttarlo via... Se invece ci mettiamo un condensatore... è vero che oggi ci sono condensatori più o meno della stessa cifra, ma ai tempi non era così.
Per cui ovviamente prima di mettere un microfono in quel punto lì e arriva il batterista che... Ops... ci ho preso dentro! Io non voglio suggerire quello che suggerirebbero tutti sul rullante, ovvero l'SM57. Ok, esattamente. È un microfono che io non amo particolarmente, per tutta una serie di ragioni, soprattutto sul rullante; Per esempio c'è - al doppio del prezzo - un bellissimo microfono della Beyerdymanic a che si chiama M201, che è un ottimo microfono.
Se vogliamo stare su la stessa cifra dell'SM57, c'è un ottimo microfono che a me piace molto che è un SE Electronics che si chiama V7 che è un ottimo microfono, è un gelato però sta benissimo anche sul rullante. Altra alternativa, l'Audix I5 che nasce proprio come sostituto dell'SM57 e secondo me è un ottimo microfono. Tu fai spesso delle Masterclass, dei workshop, focalizzati sulla registrazione: "Rec like a pro". Allora, io tengo masterclass e corsi a pagamento, ma periodicamente tengo dei workshop gratuiti, proprio introduttivi all'argomento. Quindi perfetto per chi deve cominciare. Sono perfetti per chi deve cominciare ma in realtà buoni anche per chi è oltre l'inizio, perché i contenuti sono ad ampio raggio; per cui ho avuto tra i miei studenti anche professionisti e colleghi.
Bene per oggi direi che abbiamo già dato un sacco di indicazioni, ma non è finita qui. Simone tornerà la prossima puntata per continuare il discorso; oggi la tagliamo un po' con l'accetta, ma nella prossima puntata avremo un sacco di altre cose da dire. Per cui grazie Simone per adesso, ci vediamo alla prossima puntata, non mancate. Ciao.