Bentornati a Scoring for Films da Vito Lo Re e Fabrizio Campanelli. Allora, oggi vi parliamo di un argomento che ci avete richiesto tante volte: i campioni, i samples, cioè quelle librerie di suoni che vengano utilizzate più o meno da tutti i professionisti del settore per gli usi che vedremo. Prima di cominciare è importante che diciamo che non abbiamo nessun rapporto di affiliazione con nessuno dei brand di cui parleremo: vi facciamo un elenco delle libraries che usiamo noi e vi diamo il nostro parere. Quali campioni usate? Dipende!... Quello che dobbiamo capire - ancor prima di quali - è quando usare i campioni Normalmente noi lavoriamo con le orchestre vere.
Tuttavia, ci sono diversi casi in cui, o per fare un provino, o per supportare il prodotto finale, possiamo utilizzare dei campioni. E del resto, tutto ciò che noi realizzeremo poi con l'orchestra dovrà prima essere approvato; quindi dovrà suonare bene! Ma forse non troppo bene.... Eh sì, perché c'è anche il rischio che a volte il produttore e il regista si innamorino della sonorità del campione e tu poi con l'orchestra vera - per quanto tu sbatta la testa contro il mixer - non lo otterrai perché è diversa... Non di rado accade che il regista si affezioni a un tipo di suono che ascolta in montaggio tantissime volte; Lo ascolta e lo assimila in tutte le sue caratteristiche - non necessariamente positive - e diventa qualcosa di "familiare". Questa familiarità che ha con questo suono poi non la ritrova in quello giusto e vince la familiarità sulla qualità...
è un po' la stesso dinamica della temp track. La cosa curiosa è che la temp track è tua ma poi la temp poi diventa def. A volte dobbiamo addirittura correggere il mix del registrato per andare incontro a quello che era il suono del campione. Queste librerie di samples sono fatte da registrazioni dello strumento suonato in tanti modi diversi. Ci sono diversi livelli di approfondimento, livelli diversi di esecuzione Potremmo fare una library semplicemente suonando un violino allo stesso modo nota per nota e poi associando alla riproduzione di quella nota un innalzamento o un abbassamento di volume. Ma noi sappiamo che non basta alzare e abbassare il volume: l'espressività del violino cambia in funzione di quanto tu premi sulla corda.
Quindi un forte sul violino non si ottiene suonando la nota e alzando il volume... In una library dettagliata - ogni volta che riceve una velocity via midi In quel range - il campionatore esegue la nota suonata esattamente in quel range. Se suoniamo ad esempio un violino con la velocity di 60 sul midi che viene trasmesso poi allo strumento virtuale, riprodurrà un campione di violino che è registrato ad esempio in mezzo forte; non un forte abbassato di volume perché il carattere è completamente diverso. Quindi all'aumentare del livello di dettaglio che vogliamo raggiungere nella nostra libreria avremo tante registrazioni quanti sono i gruppi di dinamica che vogliamo associare all'esecuzione virtuale. Allora. per andare ancora più nel dettaglio di questo argomento abbiamo contattato un nostro amico e collaboratore: Luca Antonini.
Luca è un esperto di suoni campionati e di librerie; è uno di quelli che sa farle suonare bene. Tante volte ci chiedete: qual è la migliore library ?Allora, innanzitutto bisogna capire per quale scopo va utilizzata ma poi bisogna anche saperla usare perché non basta avere una Ferrari; perché se non la sai guidare alla prima curva finisci contro un palo. Luca è uno di quelli che la Ferrari la sa guidare molto bene. Iniziamo da un piccolo frammento di un brano che ho registrato con l'orchestra e che sentiremo alla fine. E' un frammento che mette sotto stress i campioni perché è un frammento molto fraseggiato, con un'alternanza polifonica di quattro voci che creano una tessitura in una zona molto difficile per i campioni: quella dell'organicità della frase e quindi della naturalezza che deve restituire il campione che è veramente difficile da raggiungere. Noi lo proviamo adesso a sentire con diverse librerie, poi con quella di Luca a cui abbiamo chiesto di raffinare l'esecuzione del campione; per fare questo ci vuole tempo e sapienza; questa lavorazione a volte può essere utile farla e a volte invece può essere totalmente inutile, a seconda del risultato che vogliamo raggiungere.
Se potete usate una buona cuffia per ascoltare le differenze . Partiamo con ciò che io uso abitualmente: una libreria non recente: la Est West Symphonic Orchestra che non lavora sul volume tramite la modulation, lavora sull'expression e affida lo switch delle dinamiche con la velocity della nota. Io la uso perché - essendo il mio obiettivo quello di andare a registrare - trovo un buon connubio tra resa, velocità di utilizzo e soprattutto omogeneità in tutte le sezioni. Sentiamola: lo schema colori assegna il fuxia ai violini primi, il violetto ai violini secondi, il verde alle viola e il rosso ai violoncelli. Queste voci che si intrecciano ma che vengono suonate su percorsi indipendenti in quattro canali. Questo suono è stato lavorato un pochettino non ci hai passato su giornate intere; non stiamo dicendo quindi che questo sia il massimo ottenibile però stiamo dicendo che su tutte le librerie che ascolteremo è stata fatta la stessa quantità di lavoro.
La East West è un ottimo compromesso; è una library che suona abbastanza bene e di utilizzo abbastanza semplice ma anche molto equilibrato. Sembra un dettaglio irrilevante ma avere una libreria che non si ferma solo alle sezioni degli archi ma che ha anche tutti gli altri strumenti ti consente di agire sulle velocity e di rappresentare quelle stesse dinamiche che ritroveremo tra le diverse sezioni anche nell'orchestra vera. Il suono dei campioni porta molto facilmente a costruire un suono che ha una dinamica diversa dal risultato sonoro che noi stiamo ascoltando. Ci sono dei campioni da cui io posso ottenere un suono magari molto forte ma con quel livello di dinamica che poi trascriverò per l'orchestra non avrò lo stesso effetto nella registrazione e allora andrò in panico... In questo caso avere una libreria che ha una facilità di uso e anche un equilibrio dinamico ti consente di essere tranquillo nel tipo di scrittura che stai facendo per la registrazione. Passiamo adesso a un'altra libreria: "Adagietto" è string ensemble ovvero un unico strumento virtuale che non ha le sezioni divise, è un unico strumento che suona tutti gli archi.
A un tasto estremo in alto corrisponderà il violino; suoni l'estremo in basso e suonerà i violoncelli. Ovviamente c'è tutta quella sezione di mezzo in cui le voci dei vari strumenti coincidono e poi nella tessitura del singolo strumento ci sarà solo il suono di quello strumento. Da questo punto di vista avere questo tipo di conformazione è più veloce perché la puoi suonare direttamente ed è pronta all'uso; non devi preoccuparti dei limiti di range dello strumento: hai tutta la tastiera di disposizione. Ascoltiamo la "Adagietto" E' un'esecuzione diversa, a gusto mio più dettagliata e veritiera; non mi è piaciuta molto l'ultima nota... Ma c'è un problema... qui su alcune note stanno suonando in metà di mille...
è un ensemble!... e quindi soprattutto su una singola nota c'è il rischio che il timbro non sia veramente realistico. Ad esempio: un fa# acuto lo fanno i violini ma anche le viole sono in grado di suonare quella nota in questo ensemble ci sarà anche la viola; ma su questa nota la viola ha un suono molto strozzato Naturalmente nella mappatura si incrociano e si sovrappongono in maniera graduale però ci sono delle note in cui suonano tutti. Ascoltiamo ora un altro ensemble: la Spitfire Symphonic Strings. Suoniamo il nostro frammento una quarta sotto e vediamo cosa succede... Trova l'errore!
Facile da trovare perché trasportando in altra tonalità se la suoniamo non c'è nessun problema ma nel momento in cui andiamo a prendere le singole linee dei singoli strumenti troviamo delle note che quel povero strumento non può eseguire... ad esempio troviamo i violini primi che suonano una nota pericolosissima un fa diesis che non hanno... e quindi questo fa diesis sulla tastiera suona, Suona, allora qual è il problema? Avere un ensemble intero a disposizione su cui iniziare a organizzare il nostro discorso tematico ci porta a volte a dimenticarci di vedere su quale range si muovono le note intermedie... in questo caso magari ci dimentichiamo di questo fa diesis lo scriviamo anche nel software di notazione, arriviamo all'orchestra e magari il primo violino si alza e dice "Maestro, guardi che quella nota il violino non ce l'ha..." e allora il consiglio è sempre di passare poi da una modalità-ensemble a una modalità divisa: non solo suonerà meglio perché avremo le voci organizzate in maniera razionale ma avremo anche sotto controllo i range in cui vogliamo far muovere le voci. Ovviamente questo problema si risolve prima di arrivare a studio di registrazione se avete un orchestratore o una persona che verifica proprio questo genere di errori; se non ce l'avete e fate tutto voi, controllate molto, molto, molto attentamente perché - come abbiamo già detto - UN minuto perso moltiplicato per tante volte significa tempo tolto alla registrazione.
Ora vediamo come lavora la Symphonic Strings non come ensemble ma come singoli strumenti. Suona decisamente meno artificiosa... scorre meglio, non c'è dubbio; questo è l'approccio più corretto quando si vuole costruire un provino ovvero sviluppare le voci della nostra composizione, mai ragionare col pianoforte ma ragionare per voci perché così abbiamo contezza del movimento di ciascuna componente che costruisce la nostra polifonia, le nostre armonie e i temi anche di un piccolo contrappunto. Ascoltiamo ora gli "Adagio" non l'ensemble che abbiamo sentito prima ma le sezione divise. Questa ha una buona definizione delle voci ma come espressività l'ho trovata un gradino sotto la Spitfire. Quali differenze sentiamo spesso?
Il numero degli orchestrali utilizzati nel campionamento. Ogni library ha pro e contro. Quest'ultima ha una resa più intima e magari ci consente di attivare dei controlli come questi che ci consentono di avere quella varietà che rende il campione realistico. Non esiste la libreria perfetta per tutti gli usi; quelli che le maneggiano veramente bene ne hanno almeno 4-5. Per un certo uso degli archi ne preferiscono una; per un altro tipo di archi un'altra, per gli 'ottoni è meglio un'altra ancora ecc. Non dimenticate mai lo scopo finale per cui state usando i campioni.
L'obiettivo è determinante nella scelta della giusta library perché è impossibile sceglierne una che vada bene per tutti gli usi. Facciamo una prova con l'ensemble della Symphobia, una libreria che io amo tantissimo e io la uso molto per gli accordi tenuti molto ampi, perché ha un realismo particolare. Eh, questa è interessante; molto, molto realistica soprattutto per la quantità di tempo che ci hai messo... lo ripetiamo: tutto si può migliorare. Abbiamo impiegato poco tempo a raffinare perché ci interessa far capire le differenze di prospettiva nell'utilizzo delle librerie. Io vi consiglio: a meno che non siate veramente molto esperti in questo lavoro, se avete a che fare con i suoni campionati rivolgetevi a un professionista; io faccio sempre così.
E qui ritiriamo in ballo Luca Antonini con cui io spesso spesso lavoro; che sia per un provino che sia per qualunque altro utilizzo lui ne sa molto più di me e affidatevi - se possibile - a un professionista; ovviamente un professionista per fare un brano di magari pochi minuti potrà lavorarci anche dei giorni e quindi ovviamente il tempo va retribuito.... Non abbiamo un'orchestra a disposizione? Il nostro lavoro richiede come output finale un suono digitale e quindi dei virtual instrument? Allora gioco forza il nostro obiettivo sarà prima utilizzare i campioni per costruire la nostra idea e poi lavorarli per ottenere il massimo. E questo è un passaggio molto importante: è chiaro che tutti noi dobbiamo avere almeno un'infarinatura di tutti gli aspetti del nostro lavoro però non potremo far tutte le cose nel nostro lavoro come dei super professionisti, evidentemente. Per cui - se potete - le cose che a voi non vengono particolarmente bene fatele fare a un professionista.
E' chiaro che il professionista non ve lo farà gratis ma vi assicuro che il tempo che avete risparmiato e soprattutto il risultato che ne otterrete mediamente vale sempre la spesa che si fa. Soprattutto se siete all'inizio della carriera e avete bisogno che le vostre cose suonino bene. Una parte del budget utilizzatelo per fare ciò in cui voi non siete veramente molto, molto forti. Luca ci ha fornito dal suo studio due registrazioni dello stesso frammento con due librerie diverse: i Cinematic Studio Strings e la BBC Orchestra della Spitfire. Sentiamo prima i Cinematic Studio Strings. Tanta roba!
Qui si sente il tempo che ci ha messo e ovviamente la sua capacità di maneggiare questi strumenti. Vediamo il grado di dettaglio nelle curve di expression e modulation. Certo, anche il finale l'ha finito morbido. E anche l'attacco prima dell'ultima nota l'aveva già ammorbidito... molto elegante, molto bello e soprattutto molto musicale. Molto ben sviluppato per ciascuna voce con un movimento che appartiene a quella sezione ed è separato dalle altre.
Se noi ad esempio usiamo un ensemble e vogliamo lavorare sulla dinamica, noi stiamo lavorando sulla dinamica di tutto il gruppo. Quindi lavorare divisi e poi lavorare sulla dinamica -che è su molte librerie è comandata dalla modulation - ci consente di ottenere un grado di verosimiglianza ovviamente maggiore. Andiamo a vedere la stessa cosa che Luca ha fatto con la BBC Orchestra della Spitfire. Allora qui sento nel complesso un risultato globale che mi piace di più però c'è una minore definizione delle singole voci, non so se concordi. Sì, c'è un suono differente come livello di ampiezza delle escursioni dinamiche delle singole voci. La BBC della Spitfire in questo momento è usata da molti nostri colleghi con tutti i limiti del caso visto che abbiamo tanti giga da far lavorare.
Questo non è un gran problema, se abbiamo un hard disk abbondante... Però è chiaro che il software deve processare una quantità di dati enorme... Ma noi abbiamo un'altra possibilità: questi virtual instruments che sono dei sintetizzatori a modello fisico della Audio Modeling. Quindi non sono dei suoni campionati... Non devi scaricarti giga e giga di roba. Sono dei veri e propri synth che riproducono il modello fisico di generazione del suono dei vari strumenti o delle singole sessioni.
L'abbiamo visti qualche volta credo nei video di John Williams. Gli Swam. Ascoltiamo... Allora, sicuramente questa esecuzione che abbiamo sentito è abbastanza grezza. Non abbiamo assolutamente lavorato sui dettagli della costruzione del suono. Perché non è stato fatto?
Perché comunque - essendo il campione e il synth due cose diverse - sarebbero richieste due lavorazioni diverse. Che non ci interessano in questo momento. Quindi quello che avete ascoltato è abbastanza grezzo. E io credo che sul grezzo ci sia un buon livello di realismo con il vantaggio di non avere un hard disk dietro pieni di giga di suoni. Assolutamente: possiamo avere tutta l'orchestra a disposizione senza campioni esterni, solo aprendo i synth relativi. E questo è qualcosa di veramente interessante e utile.
Adesso è giunto il momento di sentire il frammento che abbiamo ascoltato finora nella sua versione finale. Questo è un brano che si chiama "Another World", che fa parte della colonna sonora di un film documentario che si chiama "Fukushima: A Nuclear Story" di Matteo Gagliardi. La registrazione è stata fatta nello studio 22 a Budapest con la Budapest Symphony Orchestra. E andiamo a sentirlo. Beh, dobbiamo trarre delle conclusioni ,Fabri. La prima conclusione secondo me è che la difficoltà più grande nei fraseggi per i campioni è dettata dagli attacchi delle singole note.
Ogni nota per come è impostata nella registrazione o nello strumento ha l'attacco uguale. Abbiamo visto Luca lavorare sull'overlap delle note per dar un senso di legato e di continuità Sebbene l'overlap sia diverso per ogni campione, sul campione rispetto al synth abbiamo una rigidità inevitabile. Il fraseggio nel campione soffre inevitabilmente di quell'artificiosità dettata dagli attacchi tutti uguali su cui bisogna lavorare molto duramente come il nostro Luca ha fatto. Per cui concludendo non esiste una sola library perfetta per tutte le occasioni. Individuate qual è il vostro scopo, a chi andrà fatto ascoltare e - ove possibile - rivolgetevi a un professionista. A questo proposito noi ringraziamo l'amico e collaboratore Luca Antonini.
E direi che ci vediamo alla prossima puntata. Non mancate. Ciao.