Bentornati su Scoring for Films, in particolare la nostra rubrica "Cosa c'è Sotto". Io sono Vito Lo Re e qui c'è Fabrizio Campanelli. Se vi è piaciuta la scorsa puntata su Thomas Newman e su American Beauty, in particolare questa volta andiamo veramente nel profondo. A vedere cosa c'è sotto il pianoforte di Thomas Newman in American Beauty e quindi... Allora, ci siamo divertiti, molto. Abbiamo parlato nella scorsa puntata dell'importanza del pianoforte - e non solo anche dei synth di contorno - del tema di American Beauty.
Adesso andiamo a ricrearlo, andiamo a suonare un po' il piano, andiamo a suonare il tema di American Beauty e poi andiamo a cercare di lavorarlo sul sequencer, con l'aggiunta di effetti, con l'aggiunta dei famosi riverberi. Perchè in questa score, la musica come note è molto semplice, ma un filo più complicato è tutto quello che c'è intorno. Esatto, sembra semplice, ma non lo è, o forse sì. Toglimi una curiosità. Tu, per approcciarti a fare il lavoro che hai intavolato oggi, hai tre opzioni: 1) ti affidi all'orecchio e alla tua esperienza; 2) ti affidi a uno di quei software che magari estraggono solo la chitarra o solo il pianoforte o solo la voce, e quindi avendo la possibilità di ascoltarli singolarmente si capisce di più oppure 3) ci sono software che fanno l'analisi... dello spetto sonoro.
Ecco, tu cosa hai fatto? Le orecchie. Ok, le care buone vecchie orecchie. Mi sono messo qui in studio sui monitor, un bel tasto play e due orecchie per ascoltare. Però tante, tante volte Perché con un ascolto analitico riusciamo a renderci conto di tante cose di cui non ci rendiamo conto a un ascolto superficiale. Non sbagliato, anzi dev'essere superficiale perché tante cose, ricordiamolo, ci arrivano senza che noi ce ne accorgiamo però quando andiamo a risentire, ci accorgiamo dei dettagli sonori.
E facciamo una sorta di "reverse engineering". Noi non sappiamo precisamente quali sono stati gli strumenti che sono stati utilizzati quando ha registrato il piano, ma utilizzando questi, ci avviciniamo a un qualcosa di credibile e che comunica ciò che vogliamo comunicare ovvero ciò che Thomas Newman voleva comunicare cioè quello che abbiamo detto la volta scorsa: il vuoto, la bellezza, l'assoluto, l' "altrove" e andiamo a vederli. Bene, eccoci in sala di registrazione, dove Fabrizio suonerà al pianoforte il tema di American Beauty che abbiamo sentito prima. E andiamo a vedere anche come abbiamo messo i microfoni, come andiamo ad agire sui pedali, quali sono i pedali del pianoforte, e tutto quel sistema che ci serve a ottenere quel suono, verso cui ci avvicineremo. E allora puntiamo i nostri KM184 Neumann verso la zona alta e la zona bassa del pianoforte, puntandoli molto verso il feltro dei martelletti in modo da sentire la meccanica; un suono morbido e ravvicinato e un microfono invece in mezzo alla stanza che non guardi il pianoforte, ma che vada a raccogliere le riflessioni dell'ambiente. Il pedale di destra alza gli smorzatori lasciando il suono libero di circolare e invece il pedale del pianissimo, quello di sinistra, sposta i feltri in modo che percuotano due su tre delle corde e una su due della parte bassa.
Questo è il suono normale e adesso sentiamo col pedale del pianissimo è un suono molto più morbido, più intimo e andiamo adesso a registrare, appunto, col pedale del pianissimo premuto. In questo caso il suono è quello ripreso dalla videocamera, non è quello dei microfoni che abbiamo posizionato e che sentiremo subito dopo Andiamo adesso a vedere cosa faremo col pianoforte appena registrato. Allora Fabrizio, una volta che abbiamo acquisito il materiale, qual è il primo passaggio che hai fatto? Hai ascoltato tante e tante volte magari anche in cuffia, dopodiché qual è il primo plugin che tiri fuori dalla scatola? Abbiamo innanzitutto le due tracce. La prima traccia sono i Neumann KM184, quelli che abbiamo puntato verso i martelletti e sotto abbiamo invece l'ambientale.
Entrambi vanno nel gruppo che ho chiamato "Piano gruppo", ovviamente. Andiamo a sentire il suono di partenza del nostro microfono principale e poi andiamo a sentire il brano invece della colonna sonora per poter fare un confronto. E capire cosa manca per arrivare al risultato finale. Questa è la registrazione del piano pura e semplice, solo dei microfoni spot, quelli sulle le corde e i martelletti del pianoforte. Il riverbero che sentiamo è il riverbero naturale del pianoforte. Adesso andiamo a sentire invece il materiale da cui siamo partiti e verso il quale dobbiamo avvicinarci.
Beh, al netto del fatto che qui sotto ci sono i synth, giustamente. Sentiamo il piano, come dicevamo nella puntata precedente, che è molto caldo, molto spostato sulla zona medio bassa, molto attutito nelle parti più alte come se fosse appunto un suono ovattato. Quasi preparato. Il famoso suono dell'altrove di cui parlavamo nella puntata precedente. Andiamo a lavorare sul nostro materiale e andiamo a sentire quindi la nostra traccia principale e iniziamo a lavorarci. Allora iniziamo subito a inserire un filtro che ritengo fondamentale per portare il mio pianoforte, poi naturalmente ogni pianoforte avrà una propria necessità dettata dal timbro.
Ecco, ho attivato il filtro, sentiamo senza. Ecco che con questo filtro che lavora in questo modo, ho scavato una parte delle frequenze medio-alte, ho dato delle punte di risonanza. Io uso questo FilterFreack della Sound Toys, ma ovviamente se ne possono usare tanti altri. E in seguito al quale ho inserito un preamplificatore virtuale che si chiama Neold V76U73. Senza. E con: lo ha attutito.
Adesso andiamo a vedere invece un plugin su cui lavoro nella zona medio bassa. È un'emulazione del Puig Tech della Waves. Con questo piccolo trick, dell'aumentare il boost più o meno della stessa misura, l'attenuazione nella zona bassa, ottengo una sorta di evidenza sulla zona medio bassa che in questo caso è quella che mi aiuta a dare il calore. Dopodiché apro il Q3. Il Q3 è un equalizzatore. Tuo, perché è un Fabfilter!
E vediamo che per attenuare questa zona risonante uso un equalizzatore dinamico centrato su quella frequenza che nei picchi si attenua. Inizio ad esaltare la zona dai 900 ai 2000 Hz. Quindi tu stai dicendo abbiamo un buon pianoforte, con delle caratteristiche diverse da quelle dallo Steinway che probabilmente ha utilizzato Newman. Come facciamo a far assomigliare il suono del nostro pianoforte a quello? Anche così. Sentiamo senza.
Consiglio ovviamente di ascoltare in cuffia. O su dei monitor. Andando avanti vedremo che togliendo tutto si andrà a evidenziare molto bene la differenza. Aggiungiamo un altro piccolo preampificatore. In questo caso è un Manley della Universal Audio che usiamo con lo scopo di riscaldare ulteriormente quella zona medio bassa che vogliamo rendere sempre più ovattata, morbida ma presente. Senza.
E la differenza è notevole. Sì, soprattutto la sentiamo sugli attacchi, no? Evidenzia il calore soprattutto negli attacchi. Senza. Con. Adesso uniformiamo il suono con un compressore sempre Manley Dopodiché usiamo un plugin che è un'emulazione secondo me bellissima di un compressore che ha fatto la storia della compressione.
È un compressore che si usa per tantissime cose. Ad esempio ricordiamo il Decca Tree. Il panorama spesso passa attraverso i Teletronics, gli LA2A che sono dei compressori che non solo hanno fatto la storia della registrazione del mix ma che in questo caso anche sul pianoforte lavora molto bene. Sentiamo senza. Sai, poi c'è da dire che qui c'è un guadagno. quindi si sente più forte quando lo attivo.
Tutti questi plugin - che sono emulazioni di qualcosa che in molti casi sono stati i veri pezzi di storia della registrazione - oggi sono disponibili a dei prezzi abbastanza competitivi. Per cui c'è stata questa grande democratizzazione: sono strumenti che tutti possono utilizzare. Non stiamo facendo pubblicità a nessuno ma invitiamo a provarli. Ora, attenzione, ovviamente ogni cosa ha i pro e i contro. Quindi in questo caso i nostri plugin hanno delle caratteristiche sonore che sono sempre più vicine a quelle hardware ma con comunque delle differenze. Io stesso spesso quando devo trattare il suono nel mix passo nei miei Avalon 737 che hanno un equalizzatore che agisce in una maniera incredibile e quindi oggi, anche rimanendo in ambito virtuale, si era raggiunta una qualità veramente molto alta ma ciò non toglie che l'hardware ha le sue caratteristiche ineliminabili.
Però è anche vero che se dovessimo comprare quei LA2A electronics... Al nsotro pianoforte principale andiamo a sommare l'ambiente. L'ambiente è mono perchè mi serve una centralità, un fuoco. Quello che sentiamo è un suono molto "medioso", è il suono del pianoforte nella stanza e andiamo a sommarlo al nostro pianoforte principale. Ci siamo quasi!... Senza.
Con. Vedi come aumenta la presenza, aumenta il fuoco esattamente in quel range che serve a noi. Non ha il dettaglio in alto, non ha il dettaglio in basso, ha quella presenza nella zona media che ci aiuta ulteriormente a focalizzare il suono e a dare quel calore, quella "mediosità" che ci serve. Teniamo presente che il Do2 è la nota più bassa che hai suonato e quindi è tutto in un range abbastanza medio. Quindi adesso vediamo che i due microfoni entrano nel gruppo e il gruppo ha una sua serie di plugin che andiamo ad analizzare. Toriamo da capo.
Vediamo il compressore questa volta multi-banda. Mi attutisce un po' la zona media. È un Fabfilter, ovviamente. Sul gruppo andiamo a lavorare con l'equalizzazione di fino, ovvero vado ad attenuare in maniera finale quelle risonanze che possono risultare eccessive negli attacchi del pianoforte. Ecco che sono dato a evidenziare anche la zona media di cui parlavamo prima, quella dello Steinway dove però inizio a controllarla sempre con l'equalizzatore dinamico. L'equalizzatore dinamico ci comprime al centro quella banda di frequenza e ci controlla anche quel range di frequenze sugli attacchi del pianoforte e inizio anche ulteriormente ad attenuare la zona alta.
Cosa aggiungiamo adesso? Gli manca un po' di "carattere" ulteriore che gli diamo con un ulteriore pre-amplificatore che è il Trident A. Ecco vedi che questo carattere di ovattamento, questo carattere quasi soffuso aumenta ulteriormente. E ci porta verso il traguardo finale. Andiamo adesso ad aprire un plugin che abbiamo visto nel quarto video: avevamo preso in considerazione i registratori analogici. Allora mi sono detto: perché non usare ciò che abbiamo mostrato in una delle puntate precedenti?
Ed ecco che questa emulazione, come possiamo sentire, ci aiuta ad aumentare quella vitalità, quella imperfezione se vogliamo, quella non linearità. Perché abbiamo detto che il vantaggio dell'analogico - e la ragione per cui tanti amavano e qualcuno ha mancora l'analogico - è proprio... l'imprecisione. Certo, che non è il digitale perfettamente pulito, ma è quella impercisione comunicativa che dà la vita. In ultimo, cosa manca? Mettiamo il nostro riverbero.
Che riverbero mettiamo se non il Lexicon? In questo caso, però, non il 480 che usiamo spesso sui mix orchestrali, ma il nostro 224. Fra questo e il 480 direi che ormai lo usano veramente tantissimi. Beh, il lexicon ha fatto la storia e sempre rimarrà nella storia con questo carattere identitario del riverbero algoritmico che ha raggiunto nel tempo anche un'abitudine di ascolto. E poi diventa riconoscibile. E sentiamo senza e sentiamo con.
Senza. Con. Sai, parlavamo dello spazio, parlavamo della distanza: Eccolo qua. Senza. Ecco, io vi consiglio di ascoltare questo senza e con, a occhi chiusi e proprio percepite... Facciamo questa prova.
Senza. Con. Nel nostro percorso ci siamo avvicinati. Andiamo a vedere tutto quello che abbiamo messo, togliendolo. Questo è il gruppo con gli effetti aperti. Questo è il gruppo con gli effetti chiusi.
Adesso non ci rimane che andare a sentire il confronto col nostro pianoforte originale. Allora, ci siamo avvicinati un bel po'. Potremmo ovviamente andare avanti e raffinare ulteriormente il nostro percorso. Ma diciamo che così comunicativamente abbiamo ottenuto quel suono che va nella direzione che abbiamo raccontato nella puntata precedente ovvero in quella direzione un pochino metafisica che ci fa percepire lo spazio interiore e il contatto con l'altrove e quindi con lo spazio metafisico che raccontavamo anche attraverso il riverbero, paragonabile alla luce dei quadri. Manca ancora qualcosa... Esatto perché cosa stavamo sentendo sotto al pianoforte?
I famosi synth, i famosi fantasmi. Ricordiamo che i synth sono suonati tramite le EWI ovvero "Electronic Woodwinds Instrument" da Steve Tavaglione. di qui possiamo vedere anche la clip. Fantastico, un synth a fiato che sembra quasi un controsenso. Perché il synth dovrebbe essere finto per definizione e il fiato dovrebbe essere umano per definizione. È un mix fantastico.
Ecco che noi iniziamo a percepire già l'importanza del synth nel rapporto tra sfondo e primo piano, tra pianoforte e tutti quei fantasmi che rappresentano a livello simbolico il mondo dei personaggi che ruotano nella scena. In questo caso non attorno a un protagonista principale ma proprio nella scena, quello che Thomas Newman chiama il "landscape". Tavaglione usa lo strumento a fiato come matrice della sintetizzazione. Che cosa ci dà questo strumento a fiato? Ci dà quell'organicità, quella sensazione non di estranetà di un mondo che è sì estraneo, soprattutto molto reverberato come in questo caso, ma che noi percepiamo comunque come appartenente a noi. Quindi ci dà questa matrice a fiato, una matrice umana.
Un senso di appartenenza. Quindi noi ci sentiamo anche appartenenti al mondo dei fantasmi della sintetizzazione e quindi andiamo a inserire qualcosa di simile velocemente nel nostro esperimento. Isoliamo il gruppo dei synth e iniziamo a vedere che hai usato dei synth che hanno nella loro natura l'idea di un qualcosa di a fiato. Quindi qualcosa che potesse andare verso quella direzione. Poi, sui synth ovviamente è difficile andare a beccare, a meno che non sia proprio un suono standard e riconoscibile, sono combinazioni di talmente tanti suoni che sono impasti. A noi interessa l'effetto.
Di Omnisphere abbiamo usato "Wistful Oscillations", "Aqua Flute Pad", un "Afterglow Pad" di un Jun, Anche questo è un synth abbastanza storico. E nella parte bassa questa un preset che si chiama "Memory of You" dell'Analog Lab di Arturia. E un synth per Kontakt che si chiama "Auras", che ha dei suoni molto organici, molto vivi. Andiamo a sommare il tutto, i nostri synth al pianoforte. Questo era il nostro pianoforte da solo e sentiamo adesso invece l'inizio con i synth. Ecco che l'importanza dei synth si fa sentire in maniera determinante ed ecco che possiamo andare adesso a ricevere tutto quel sistema sonoro di relazioni interne tra il pianoforte e i synth che ricevevamo nell'originale.
E sentiamo. Ecco che allora noi abbiamo raggiunto non un grado di completa identità, naturalmente non ci interessa. Ci interessa l'obiettivo finale. Nel porci il problema, innanzitutto. E poi cercar di avvicinarci più possibile all'intenzione. Ci interessa sicuramente il procedimento per arrivarci.
Il risultato è quello che ci consente di utilizzare degli tools che vanno dai suoni virtuali ai plugin come bagaglio, come armamentario comunicativo. nella nostra fase di composizione. Anche perché io sono convinto che ora come ora se dovessimo andare a prendere il film, togliere la musica originale e mettere questo pezzo, avrebbe la stessa funzione, lo stesso messaggio, la stessa comunicativa. Magari anche con qualche suono diverso, ma la funzione del suono sarebbe assolutamente la stessa. Beh insomma direi che di stimoli ne sono stati dati veramente tanti, tanti suggerimenti, qualche consiglio, qualche trucco del mestiere, un po' di praticaccia, magari. Soprattutto comunque un qualcosa di curioso.
Fare un reverse engineering in questo tipo è un qualcosa che fa bene sempre a tutti. E come dicevamo l'altra volta , ci teniamo che chi fa questo lavoro si ponga il problema del landscape o del character. Per la stessa identica ragione, con altri strumenti, è importante che ci si ponga il problema del suono. Che suono vogliamo ottenere dalla nostra score? Ma che non dev'essere una questione banalmente di estetica. "Mi piace di più così"...
Deve avere una funzione. Questa funzionalità risulta poi essere anche intimamente legata alla stessa composizione. Un suono riverberato più lungo, è ovvio che ci darà un'importanza molto più forte su delle note singole. Quindi avremo sicuramente una rarefazione di note che si accompagna a un riverbero molto importante come questo. Quindi nell'atto stesso della composizione c'è anche l'interfacciarsi sempre in ogni istante del suono che noi stiamo andando a produrre. Per cui A) Ponetevi il problema.
B) cercate di risolverlo, affidandosi anche a dei professionisti. Non dico che il compositore debba fare tutto da solo. No, però avere coscienza di quello che fa. Questo è il nostro obiettivo. E con questo direi che possiamo anche salutarci. Ci vediamo la prossima volta.
Non prima di avervi ricordato, di iscrivervi al canale, di attivare la campanella, di mettere un sacco di like e soprattutto di commentare se vi è piaciuto il video di oggi e cosa ne pensate. Per cui, ciao, ciao.